Come da bambini

Tu mi guardi e ogni volta mi emoziono come fosse la prima, come quando da piccolo mi presi per mano quasi per gioco, ma poi il tuo cuore prese a battere allo stesso ritmo del mio.

Me lo ricordo come fosse ieri, sai? Eravamo poco più che bambini: ci conoscemmo in spiaggia, sul bagnasciuga, quando ancora i nostri corpi non erano motivo di vergogna, quando il mio petto quasi somigliava al tuo. I nostri genitori fecero amicizia parlando del più e del meno da una sdraio all’altra mentre noi, entrambi figli unici, ci trovammo: tu senza paletta, io senza secchiello. Già ci completavamo allora. Ricordo che facemmo amicizia con molti altri bambini, ma noi due non ci separavamo mai. Giocavamo, scherzando sull’amore e l’amicizia, mi prendevi per mano e io arrossivo. Chissà se allora mi pensavi nello stesso modo con cui io pensavo a te la sera mentre rincasavo con i miei genitori, immaginandomi già la giornata seguente in tua compagnia.

Poi da quell’anno divenne un’abitudine trovarci lì tutte le estati, sullo stesso bagnasciuga su cui ci conoscemmo, ogni anno più cresciuti. I tuoi occhi chiari poco a poco diventarono per me una rappresentazione fisica della felicità e mi ritrovavo a sognarli troppo spesso. Passavano gli anni e tu diventavi sempre più bello, mentre io mi sentivo in soggezione quando ci ritrovavamo noi due soli. Crescendo non mi piacevo affatto: mi sentivo una brutta strega informe al fianco di un adone così buono da esserle amico, un confidente, qualcosa di più. Però quando mi sorridevi e i tuoi zigomi si gonfiavano come meringhe in forno, sentivo che vedevi oltre il mio aspetto.

Eppure non ci siamo mai detti nulla. Forse conoscerci da così tanto tempo inibiva la nostra voglia di spingerci oltre, sfiorarci, baciarci la notte seduti in riva al mare. Io però me lo sentivo dentro che provavi le stesse cose, che eri solo troppo timido o confuso per fare un passo avanti.

Poi un’estate qualcosa cambiò. Forse ti eri stancato di non sapere cosa pensare né cosa provare. Forse io mi sentivo più sicura di me e tu lo percepivi. Quell’estate fu bella quasi come la nostra prima insieme. Una sera restammo soli, dopo che anche l’ultimo dei nostri amici tornò a casa, e tu mi baciasti. Subito. Potevo sentire il tuo cuore battere in modo differente. Lo conoscevo a memoria il tuo battito, per tutte quelle volte che prendevamo il sole assieme uno affianco all’altra e io ogni tanto ti poggiavo la testa sul petto. Tutto quella sera cambiò, in un attimo. Oppure era già cambiato, solo che non ce ne accorgemmo subito. Mi baciasti con così tanta dolcezza e passione che mi sentii nuda, lì sul posto.

Ero innamorata. Tu lo eri. Quell’estate ci amammo così intensamente da scordarci che sarebbe volta al termine, come tutti gli anni, e ben presto ci demmo il nostro ultimo bacio alla stazione.

Tra noi non correva molta distanza. Frequentarci non fu così difficile, anche se ogni notte mi mancavi così tanto da farmi temere di morire lì, sotto quelle lenzuola che senza di te parevano lastre di ghiaccio. Però ci amavamo, ed era questo l’importante.

Quanto tempo è passato. Sono grata ancora oggi che tu quella sera mi baciasti, e spesso mi chiedo come e dove saremmo ora se non l’avessi fatto. Ora mi perdo in quei tuoi occhi color del mare, mentre tu mi sfiori la pancia, parlando, fantasticando sul nome da dare alla nostra bambina.

Mi sento così bene. Ti amo come se ogni giorno fosse quella volta in cui tu decidesti di giocarti tutto e i nostri cuori si incontrarono, come le onde incontrano la sabbia quando vi si infrangono.

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