Troppo tardi?

So che probabilmente non puoi sentirmi, ma ho bisogno di dirti la verità.

Trovarmi qui, in questo momento, mi fa sentire uno stupido. Perché è come se il mondo mi avesse detto più e più volte che avevi bisogno di me ed io l’avessi ignorato ogni volta. Anzi, non è “come se”, è proprio così. Tante, troppe volte sentivo parlare di te e delle tue difficoltà, dei tuoi problemi. Sarebbe bastato prendere l’auto e viaggiare non più di un’ora per venire a trovarti, per farti vedere che c’ero, nonostante il passato atroce che ti ho costretta a vivere. In fondo, saperti felice per me vale più di ogni altra cosa, anche se in passato ti ho trattata con cattiveria e ti ho tolto la parola per molto tempo. All’epoca pensavo di avere ragione… ma ho sempre e solo avuto torto. Poi tu sei cresciuta e con te, forse, anche un forte sentimento d’odio nei miei confronti. Me lo merito, non sono qui per dire il contrario.

Devo ammettere che è davvero dura riordinare le idee per tirarne fuori un discorso di senso compiuto, ma soprattutto veritiero. Insomma… ti ho detto tutte quelle cose. Ti ho umiliata tutte quelle volte, davanti ai tuoi amici. Tu cercavi di farmi capire che rimanevi la stessa, anche abbracciata ad un’altra ragazza, ma io non ne volevo sapere. Quanto sono stato stupido, solo Dio lo sa. Anzi, lo sai tu, lo sa tua madre. Lo sapete ancora meglio del Signore. Ricordo ancora tutte le discussioni con lei, sai? Tutte le volte che dopo scuola ti vedevo tornare a casa, e sentivo bruciare in me quella rabbia inspiegabile… tutte le volte che tua madre precedeva i miei commenti cercando di farmi ragionare… tutte le volte che me la prendevo con lei per aver partorito una ragazza sbagliata. “Abbiamo avuto una sola figlia e ci è uscita così!” le gridavo, con la pelle arrossata di astio e la mente offuscata dall’ignoranza.

Dio mio, quanto ho sbagliato. Tu che cercavi di spiegarmi come ti sentissi davvero, ed io che non facevo altro che alzare la voce e, a volte, le mani. Quanto ho sbagliato… volevi soltanto che t’amassi, quando avresti potuto detestarmi con ogni cellula del tuo corpo. Ma tu hai il cuore di tua madre e non riesci a odiare, o almeno non così facilmente. Mi dispiace per averti rovinato gli anni più belli della tua vita, mi dispiace di avervi abbandonate. Pensavo di avere ragione, maledetto passato. Io… io non so nemmeno come spiegare quello che provo. Più passavano gli anni, più tempo passavo distante da voi, maggiore diventava in me la convinzione di aver sbagliato. “E allora cosa ci voleva a chiedere scusa?” penserai tu… il fatto è che ero troppo orgoglioso, anzi, troppo debole. E adesso guardami, seduto su questa sedia col capo appoggiato alle tue gambe immobili. Quanto ho sbagliato… quanto ho sbagliato…

Forse queste parole non contano nulla per te, non è vero? Mi è capitato di sentire le canzoni che scrivevi… tutti quei testi tristi accompagnati da melodie allegre… mi sembrava di rivederti quando ancora vivevo con voi: ti facevo soffrire ma tu volevi solo un po’ di amore. Non ti arrabbiavi… soffrivi in silenzio e a me chiedevi soltanto amore. Io ero cieco, cieco di fronte al tuo dolore e sordo quando mi parlavi di affetto. Che per me quello non era reale come quello che io provavo per tua madre. Stupido me, stupido me. Certo che era amore. Quello che ti dimostravo io, quello non era amore invece. Ero in torto, torto marcio. Non ti ho mai chiesto scusa. Non ho mai preso la macchina per venire a chiederti perdono, per fare quel maledetto passo indietro che forse avrebbe cambiato il futuro infame che ti sei ritrovata ad affrontare.

Mi sembra di averci messo la firma, su questo ricovero. Tanti anni fa, quando decisi che non potevi amare un’altra ragazza. Quando ancora non capivo che restavi la mia bambina, la mia unica bellissima figliola, nonostante tutto quello che all’epoca non comprendevo. Hai un padre ignorante, ormai dovresti saperlo. Un padre ignorante, prepotente, stupido… Non finirò mai di sentirmi male per ciò che ti ho fatto. Per tutti quegli anni di vessazioni ed umiliazioni a cui ti ho sottoposta. Eppure guardati, sei bellissima. Se bastasse guardare qualcuno in faccia, per capire cosa prova davvero… Sei bellissima ma guardati, coi polsi cuciti. Ed è tutta colpa mia. L’ho fatto io, con le mie mani. L’ho preparato io questo momento, anni fa, quando portasti a casa la tua prima ragazza.

Non posso vederti in questo stato, con la consapevolezza che sia stato proprio tuo padre a ridurti così, ad accompagnarti verso questa soluzione così drastica. Io… io non credo di meritare di vivere. E sicuramente non merito il tuo perdono. Voglio solo dirti la verità… Per tutti questi anni, ho vissuto nella vergogna. Ma non più a causa tua, a causa mia e soltanto mia. All’epoca, mi vergognavo di avere una figlia innamorata, è possibile?! E ci ho messo un attimo… mentre invece mi ci sono voluti anni per vergognarmi di me stesso. E una volta realizzato ciò che avevo fatto, mi ci volle questo evento per tornare da te e chiederti scusa. Ti ho anche scritto tante lettere, che però non ho mai avuto il coraggio di spedire. Ne ho portate un po’, te le lascio qui, sul comodino… Quanto posso essere vigliacco? Dio… non mi merito né il Paradiso né l’Inferno, mi merito solo un buio perpetuo che m’inghiottisca senza pietà. Mi merito di non essere ricordato da nessuno, mi merito di non essere nemmeno seppellito, ma fatto a pezzi e gettato in pasto ai maiali. Io così mi sento. E forse per te non è abbastanza, dopo tutto ciò che ti ho fatto, e avresti ragione a pensarlo.

So di aver detto un mucchio di frasi confuse… so di farti pena, probabilmente. Ed è giusto così, perché anche io me ne faccio davvero tanta. Mi sento svuotato, e me lo merito. Se potessi, ti darei ciò che mi resta da vivere. Ogni giorno e anno che il destino ha scelto di tenermi in vita. Il passato non si può cambiare, e questo non mi azzardo nemmeno a pensarlo. Il passato è ciò che è stato e me ne faccio carico. Sì, è tutta colpa mia. Tu non avevi colpe di niente, se non di avere il padre peggiore che ti potesse capitare.

Io non so più cosa dire… mi sembra di aggiungere olio a un bicchiere d’acqua e tentare di mischiarcelo, invano. Non merito nemmeno di essere qui al tuo fianco. Forse è meglio che vada. Se hai sentito anche solo una parla di quello che ho detto, sappi che sto soffrendo, esattamente come merito. Sappi che non passo un giorno senza pensarti, ma la mia vigliaccheria è più forte dell’amore che provo verso di te. E questo la dice lunga su di me… non ti meriti un padre del genere. Forse è per questo che sono rimasto distante… forse è per questo che non ho mai spedito quelle lettere… So solo che sei bellissima, e spero un domani tu possa stare bene anche dentro. Darei la mia vita, purché questo accada.

Piccola mia… piccola mia… mi dispiace così tanto.

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