In uno sguardo

Mi ricordo il suo sguardo.

La luce chiarissima del sole, frammentata in lame d’avorio tra i suoi capelli.

Il cielo azzurro dietro la sua nuca, vastissimo, infinito, che rincorre un sogno lontano.

Quello sguardo mi scrutava gli occhi e si faceva strada all’interno della mia anima, strisciandoci dentro come una serpe tra le foglie del sottobosco. Mi ammaliava, cantandomi a labbra serrate inni d’elogio e carezzandomi le guance col respiro, caldo, rassicurante. Il bagliore del sole ed il cielo parevano una cornice in foglie d’oro, preziosissime, e gli adornavano il viso contornandolo di una sottile linea bianchissima, dalla luminosità accecante.

Vedevo solo il suo sguardo, mentre il resto del volto era un abbozzo di linee familiari ma invisibili, un ricordo offuscato dall’ombra scura che lo velava. Avrei potuto tendere una mano verso quell’ignoto mistero, esplorarlo con i polpastrelli tremanti, ma quel suo sguardo deciso m’immobilizzava in una scheggia di ghiaccio.

Allora stavo immobile. Inerme di fronte ad un colossale silenzio magnetico, che poco a poco si impossessava di una parte sempre più grande di me, rubandomi il ricordo di ciò che ci fu prima di quell’istante, prima del momento in cui il suo sguardo mi pietrificò del tutto.

Era forse un sogno il mio? Quelle iridi chiare stavano davvero facendo il nido nei miei occhi scuri, sfiorandone i segreti e sgretolandone le difese? Era come se mi stesse spogliando. Come se con quelle pupille immobili fosse in grado di scovare ogni mistero che nascondo in fondo all’anima.

Regnava il silenzio ed io temevo d’essermi scordata come si parla. Non avevo paura, però, perché quel cielo azzurro mi baciava le palpebre ed il sole mi scaldava il capo. Mi sentivo felice.

Il suo sguardo continuava a tenermi prigioniera, senza che le sue mani mi toccassero neanche, senza che la sua bocca proferisse parola, schiudendo le labbra come petali di margherita all’alba. Bastava quel paio di occhi a catturare la mia attenzione.

Ma quella dolce prigionia aveva un profumo particolare, un sapore agrodolce di cui non mi sarei mai stancata. Somigliava a qualcosa che si legge solo in una poesia, che passeggia sognante nella fantasia. Quello sguardo m’aveva rubato ogni cosa, meno i miei occhi: anche io avevo fatto il nido nei suoi, e ci stavo dannatamente bene.

In quel momento forse, immobile prigioniera di uno sguardo muto, scoprii l’amore.

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