Mal di testa

Ho mal di testa da troppo tempo.

Sento un trambusto dentro di me più grande del mondo intero. Percepisco la stanchezza aggrappata alla mia carne e le palpebre pesanti premute sui miei occhi. Sento che nulla mi aiuta più.

Ho mal di testa, ed è strano.

Ho mal di testa ma nessuna medicina mi fa stare meglio.

Passano i giorni e sono stanca. Il cielo è azzurro ma mi sembra distante, finto, un’illusione. Il freddo è meschino e non mi bacia più. La città si muove frenetica attorno a me e mi lascia da parte.

Vorrei addormentarmi e risvegliarmi finalmente riposata, come se di notte fossi rinata e questo mal di testa fosse finalmente svanito, come un incubo con le prime luci del mattino.

La notte però non è più una pausa rigenerante, non mi tiene con sé e non mi fa da madre. Non è più come un tempo. La notte mi pare ormai soltanto un’altra parte della giornata, un insieme di ore da far scorrere, mentre aspetto e spero in qualcosa di migliore.

Queste settimane passano, come se io non le vivessi, come se non ne facessi parte. Queste giornate così lunghe mi si posano addosso, si fondono a me come una seconda pelle e si fanno macigni.

Poi mi guardo allo specchio.

Mi osservo, come ho sempre fatto. Mi giudico, come facciamo tutti. Mi guardo insoddisfatta, come d’abitudine ormai. Mi interrogo sul significato di tutto questo, sul perché una sofferenza tanto inspiegabile si sia legata a me.

Ah, specchio.

Mi rifletti tutti i giorni. Ogni volta che entro in bagno, ogni volta che alzo lo sguardo.

E così mi vedo riflessa in te. Col viso distorto dalla stanchezza, col mal di testa.

Vedo l’instabilità, l’inquietudine, mari di pece che gli amici cercano di lavare via, ma che non svaniscono mai del tutto.

Mi vedo piena d’imperfezioni. Stanno appollaiate sulla mia pelle, tra i miei muscoli, sulla lucida superficie acquosa della mia anima. Più mi guardo, più vorrei coprirmi. Più vorrei coprirmi, più dubito dell’amore altrui.

Il mio riflesso ricambia il mio sguardo, inclina il capo da una parte e mi scruta. Mi dice che sono diversa, che sono strana. Che il mio essere non va bene.

A volte mi odio, e piango.

Nuda, piango accasciata sul pavimento gelido del bagno, con le ginocchia raccolte al petto. Mi abbraccio forte, anche se vorrei solo fuggire dal mio corpo, anche se mi odio. Piango tanto, minuti interminabili che diventano ore, ore surreali che sembrano non esistere davvero. Piango senza sosta, finché il mio mal di testa non si fa ancora peggiore.

Altre volte mi amo, e sorrido.

È buffo. È come se non vedessi quello che vedo di solito. Così apprezzo il mio aspetto, apprezzo il mio carattere, apprezzo me stessa. A volte mi amo perché sono forte, perché in fondo in fondo resisto, perché trovo sempre un po’ di coraggio. Allora mi amo, mi osservo e sorrido.

I momenti di sollievo sono brevi, però. Passa il tempo e io perdo convinzione. Inevitabilmente. Come acqua che evapora col sole, la mia positività lascia il mio corpo, si fa temporale e torna a piovere su di me. Così vedo ancora una volta le mie imperfezioni. E non ci credo. E non mi pare possibile aver voluto bene a me stessa.

Allora infine, subdolamente, torna il mal di testa.

Passano i giorni e il mal di testa non passa mai.

Provo a dormire, provo a rilassarmi e a pensare ad altro, ma il mal di testa resta annidato come un parassita nella mia testa.

E un giorno, prima o poi, deporrà le sue uova.

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