Tornano i ricordi

Basta così poco per far riaffiorare un ricordo. Una parola, un oggetto, un suono, un profumo. Basta poco.

Poi però viene scoperchiato il vaso di Pandora. I ricordi prendono vita. Se sono belli, ti ci crogioli, certo. Ma se non lo sono? Se non lo sono, riviverli è un supplizio. Un calvario che ti sconvolge così tanto la testa da convincerti di aver viaggiato nel tempo fino a quel preciso momento. Ti ritrovi inerme a rivivere quella scena, fermo, senza poter fare nulla se non subire la contorta realtà in cui il tuo cervello ti ha spinto a fatica.

Poi la giornata – o serata che sia – viene modellata ad immagine di quel dannato ricordo. Tutto s’ingrigisce. Tutto acquista un odore sgradevole, come di bruciato. La bocca non produce più alcun suono, all’improvviso cala la stanchezza, violenta come grandine.

Il mondo si distorce tutt’attorno. Inizi a dubitare di tutto, di tutti, anche – e forse, soprattutto – di te stesso.

Oggi a lavoro ho fatto schifo. No, tu non mi ami davvero. O sono io a non provare nulla per te? I miei amici non mi pensano neppure. Non conto nulla. Sono un’ignorante.

Giungono in fretta all’orecchio le voci, mentre flashback di quel dannato ricordo ti assillano, ti inseguono, ti scoperchiano la testa e ti perseguitano fino all’isteria.

Che confusione.

Non voglio rivivere questo scempio atroce, ti prego basta, qualcuno fermi questa tortura.

Ma perché, poi? Perché devo subire tutto questo? È forse un modo del mio subconscio di dirmi qualcosa? Ho forse dei conti in sospeso, delle questioni irrisolte?

Ma certo.

Come faccio a stare meglio se basta un ricordo a buttarmi giù?

All’improvviso non penso ad altro se non andare a dormire. Concludere la giornata. Metterci una pietra sopra. Ma solo per oggi.

Perché lo so che nulla passa davvero, che le sofferenze sbiadiscono sullo sfondo ma restano reali, che questa pece mi impregna i vestiti, i capelli, la pelle stessa. Non mi si leva di dosso. Non si lava via, mai del tutto.

Io posso solo sperare che nessuna parola, nessun oggetto, nessun suono e nessun profumo mi riportino alla mente amari ricordi. Almeno domani.

Ora mi mancano le forze.

La giornata si è consumata come legna in un camino, ma ha prodotto solo un gelo che ora mi fa rabbrividire, anche se sono sotto le spesse coperte del mio letto.

È ora di mettere una fine a questa follia, ne ho abbastanza.

Spengo la luce, mi rannicchio con le ginocchia strette al petto e chiudo gli occhi.

Spero solo di addormentarmi in fretta.

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