Alla mia bambina

Spesso ti guardo e mi rivedo in te.

Vedo nei tuoi occhi azzurri le stesse sfumature tipiche delle donne della nostra famiglia che tanto mi ricordano la tua povera nonna, che ha appena fatto in tempo a vederti venire al mondo.

Poi osservo quel nasino a punta che ti ritrovi, un perfetto incontro tra il mio e quello di tuo padre. È così grazioso su quel tuo visino tondo che mi fa quasi invidia. Mi ricordo quando te lo sfioravo con le dita dopo averti dato la buonanotte, condividendo così il nostro abbraccio speciale. Non dimenticherò mai tutti i dannati raffreddori che minimo due o tre volte ogni inverno ti martoriavano quel nasino così piccolo, facendolo arrossare e screpolare tutto.

Rivedo me stessa anche nelle tue mani minute, nelle tue dita sottili che mi stringevano sempre un lembo della maglietta quando ti sentivi in imbarazzo. Ti ricordi il primo giorno d’asilo, che non volevi lasciarmi andare per nessun motivo? Poi la prima volta in cui ti sei messa in silenzio ad osservarmi mentre mi facevo le unghie, curiosa e guardinga come un gatto. Ricordo che, quando finalmente ti chiesi se volessi mettere lo smalto, mi risposi: “Sì, ma solo se me lo metti tu”. Da quel momento in poi, solo io posso farti le unghie.

Hai i capelli ricci come i miei ma un po’ più chiari, tendenti a quel biondo cenere della famiglia di papà, e in quei riflessi dorati io ci vedo il sole, la felicità assoluta, la mia bambina. E non pensare che non noti come ti arrotoli una ciocca di capelli attorno all’indice e poi la lasci andare, ogni volta che sei nervosa. È un rituale che hai preso da me, un’abitudine che la nonna mi rimproverava sempre, dicendomi: “Prima o poi ti cadranno tutti!”

La tua bocca invece mi ricorda tuo padre, che sorride di gusto a ogni piccola cosa della vita: so che sei sensibile tanto quanto lui, ma allo stesso tempo razionale quanto la tua mamma.

Ora ti vedo crescere così in fretta che temo domani già te ne andrai, lasciandoti alle spalle quei genitori tanto apprensivi che sopporti a fatica. Ti vedo già partire con la tua valigia piena di sogni, speranze e insicurezze. Spero che almeno mi chiamerai, perché qui c’è la tua mamma che vorrebbe tornare al tuo primo respiro, a quel momento surreale in cui tutto è iniziato.

Ora cresci, senza fretta, che un domani rivorrai questi anni e mi dirai: “Mamma, già mi sento vecchia!” dopo aver soffiato le candeline del tuo ventesimo compleanno. Resterai la mia bambina per sempre e spero proseguirai a coltivare te stessa, come ti ho insegnato, perché sei tu il fiore migliore del giardino, il più importante di tutti.

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