Fine ed inizio

Sorseggio un caffè mentre con una mano sfoglio i ricordi dell’anno appena trascorso.

Le pagine che ne compongono i giorni sono tutte diverse, in quanto ogni giornata è unica e inimitabile. Il mosaico dell’anno volto al termine è improbabile nella sua varietà, tanto che alla vista adesso sembra un’immagine in movimento.

Sfoglio le centinaia, migliaia di fotografie che ho nella testa: riguardo tutti quei ricordi a tratti sfocati che custodisco con estrema cura tra le braccia della memoria, e ripercorro ad occhi chiusi quegli istanti irripetibili che non ho immortalato con una fotocamera.

Così, stringendo tra le dita una tazzina ormai vuota, rivivo ogni settimana e ogni ora che ho vissuto nei passati 365 giorni. Capodanno sembra soltanto ieri, e invece è già trascorso un altro anno. Guardo a tutto quello che è stato come se fosse un grande libro di storie e avventure tramandato di mano in mano per generazioni, donato da chissà qualche antenato. Sono momenti speciali che un giorno io stessa, chissà, condividerò a mia volta con la mia prole.

Appoggio la mia tazzina sul suo piattino verde, coordinato. Trangugio una grossa boccata d’aria, catturando il vento che spazza le foglie secche dal mio balcone. Crescere è ogni anno più complicato. C’è sempre qualcosa che non conosciamo, qualcuno di cui ignoriamo l’esistenza: scritte sul mio grande libro dei ricordi, ci sono persone che prima erano nomi e ora sono diventate il mondo intero, mentre altre hanno intrapreso il percorso inverso, trasformandosi in ricordi poco graditi. Poi ci sono le sfide, con gli altri e con noi stessi, i traguardi raggiunti e quelli difficili da depennare. Spesso mi sembra di correre una lunga maratona priva di un vero e proprio traguardo. Non mancano però le esperienze vissute, costellate di emozioni e sorprese, e i viaggi da fare, i desideri, le aspettative verso il futuro. Poi ancora una valanga di parole, discorsi, spiegazioni, scuse, chiarimenti e un torrente in piena di lacrime, siano esse di gioia o di dolore. Quante cose succedono ogni giorno.

Crescere pare qualcosa di impossibile, è vero. Me lo ripeto senza aprir bocca, guardando il profilo delle montagne in lontananza. Eppure è proprio quando tiro le somme guardandomi indietro, che realizzo a quante cose sono sopravvissuta. Gli schiaffi in faccia del destino, ogni delusione arpionata al mio cuore e tutte le urla che ho scagliato come proiettili dalle labbra, non saranno mai nulla in confronto a tutte le meravigliose cose che ho fatto, vissuto, visto e sentito.

Sul libro dei ricordi ora stanno raggruppati i volti, le voci e le risate delle persone che ho conosciuto, assieme a quelle che sono rimaste un altro anno con me, senza abbandonarmi mai. Non dimentico neanche quelle viste di sfuggita, le persone di cui non rammento il nome, quelle che hanno fatto da sfondo animato alle feste a cui ho partecipato.

Novità, quotidianità, scoperte e abitudini. Migliaia di gesti fatti e azioni compiute mi frullano nella testa, come se stessi facendo scorrere velocemente tutte le pagine del libro, senza leggerne una sola riga. Seduta su questo sgabello scomodo, li ricordo e ci rifletto, li analizzo e scopro così il rimpianto, il pentimento. Forse crescere vuol dire anche accettare di non essere sempre stati ciò che avremmo desiderato. E ora storco il naso, riflettendo su quelle centinaia di mode e abitudini che sono diventate vizi, offuscando i ricordi e producendo dolore, inevitabilmente. Così non posso che pensare a ciò che fu, domandandomi come io abbia potuto fare o accettare certe cose. Forse alcuni avvenimenti non li ancora ho processati come avrei dovuto.

Però, di fronte alla fine di un anno, di un intero decennio, non si può che sorridere. Certo, ne ho passate tante: sono cresciuta, il mondo attorno a me è cambiato e mi sono ritrovata catapultata nel mondo degli adulti in cui non ho ancora trovato posto, ma sono in piedi. Con le cicatrici, gli sbagli e tutte le mie paure, io sono qui, pronta a guardare l’alba di un nuovo anno.

Non possiamo tornare indietro, ma possiamo invece guardare avanti. Dedicandoci ai buoni propositi o meno, possiamo puntare alle stelle, rassicurati dal fatto che ogni caduta sarà solo il trampolino per rialzarci. Io voglio vivere il futuro che mi si prospetta al massimo: sbaglierò, fallirò, piangerò, ma sarò sicura che il domani sarà la mia pagina bianca su cui scrivere, e non il cassonetto in cui gettare ogni responsabilità e scadenza.

Il futuro sono io, sono i miei amici. Siamo noi: non abbastanza giovani per vivere senza preoccupazioni, ma non abbastanza grandi da meritarci un riconoscimento, con troppi sogni per vivere come vorrebbero gli altri.

Il futuro siamo noi: acciaccati dai nostri drammi ma con il coraggio di continuare a provarci fino in fondo.

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