Fortunata

Vorrei darti un bacio. Ma non un bacio sulla fronte perché oggi sei più bella di ieri, un bacio proprio sull’anima, perché hai un cuore grande e puro, così tanto che ogni tanto mi ci perdo. Spesso non parli ma osservi e basta: il mondo a volte ti affascina così tanto che ti blocchi in contemplazione ed i tuoi occhi diventano di vetro, immobili.

Ti guardo dentro quelle pupille nere come il carbone e non vedo che pace, non vedo che casa, dove potermi rifugiare ogni tanto, dove poter star tranquilla quando piango. Esatto, basta che tu mi guardi per calmare il fuoco che mi incendia il cuore nei momenti di terrore, sconfitta, abbandono. Ogni tanto mi chiedo se sai quanto bene mi fai. Oppure sei solo pura così come sei?

Mi piace stare con te. Proprio quando meno me l’aspetto, mi dai attenzioni: ti stendi vicino a me in silenzio, mi guardi e – non so come, non so perché – mi aggiusti dentro. Poi ascolti i miei lunghissimi discorsi in silenzio: stai qui al mio fianco intere giornate ad ascoltarmi raccontare quello che penso, come è andata la giornata, quello che provo. Stai ferma e mi osservi, ogni tanto ti stiracchi, ogni tanto ti lecchi qua e là. Ma in fondo, so che il tuo orecchio ed il tuo cuore sono sempre rivolti a me.

E mi fai ridere quando all’improvviso scoppi in un enorme sbadiglio, perché passi da essere una cosettina così carina ad un mostro dell’inferno con enormi fauci che si rivelano solo quando spalanchi la bocca. Eppure resti carina: vorrei sapere il tuo segreto.

Poi sei proprio buffa quando ti lecchi la pancia e stai in bilico su quelle due zampine che, messa in quella posizione, sembri tutto meno che una gatta. Mi piace prenderti in giro chiamandoti marmotta, perché ogni tanto me ne ricordi proprio una. In fondo, però, so che sei la gatta più bella del reame.

Adoro accarezzare quel musino che ti ritrovi, tirare i tuoi lunghi baffi e vederti sollevare le labbra un po’ stizzita. Poi mi lanci sempre quello sguardo che sembra dire: “Occhio a quello che fai, umana…” ed io ti lascio stare, perché la mia pelle sa bene di cosa sono capaci i tuoi artigli ed i tuoi denti aguzzi. Sembri tanto carina ed innocente, ma sai il fatto tuo. In questo siamo simili.

Insomma, in fin dei conti ormai hai imparato a sopportarmi, che poi cosa puoi fare, sono tua sorella, la tua padroncina, un pezzo del tuo cuore. O almeno spero! Tu sei un pezzo del mio.

Non so perché, mi sento quasi ingenua, ma quando ti guardo mi sento fortunata: vedo in quegli occhioni gialli ed in quel ridicolo dondolio che fai ogni tanto quando sei seduta una benedizione, un grasso angelo peloso sempre al mio fianco.

In tanti mi dicono che voi gatti non provate affetto, che siete opportunisti e distaccati. Eppure io so bene che è tutto il contrario: lo dimostri tu quando trotterelli nella mia direzione la mattina quando mi sveglio e la sera quando torno a casa, stanca, stremata. Le mie giornate sono melodie – più o meno allegre – costellate dai tuoi sonori “Miao!” che, uniti ai miei infiniti discorsi, creano un’intera orchestra di emozioni condivise.

Ti amo, gattina mia, Fortunata.

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