Rivalsa

Voglio buttarmi.

Voglio prendere il coraggio a due mani

e lanciarmi a capofitto

nella mia vita sgangherata.

A volte mi demoralizzo,

mi ripeto sottovoce

“Tanto è tutto inutile”.

Sono sempre stata

la peggiore nemica di me stessa,

circondata da ulteriori nemici

che mi hanno distrutta

ed insegnato l’autodistruzione.

Il mio passato è un ricordo triste.

Troppe paure,

troppi condizionamenti

mi pesavano sulle spalle,

ed io li lasciavo tutti lì,

davo loro il potere di spezzarmi.

Durante la vita si cade.

Dio, se ne so qualcosa.

Spesso mi facevo gli sgambetti da sola,

cadevo sulle mie stesse ginocchia

e mi ripetevo soltanto:

“Non meriti nulla.”.

Ora invece,

contro ogni previsione,

sgomito tra la folla

e urlo a tutti:

“E invece vi sbagliavate!”.

La verità è che

quando il mondo

ti pone davanti ad una scelta,

loro o te stesso,

se vuoi sopravvivere

devi scegliere te stesso.

Puoi farlo come vuoi,

ma lo devi fare.

Perché tutto è difficile

se neanche tu stesso

puoi aiutarti,

se non hai idee solide,

se non ti ami.

Col tempo ti liberi

di quelle restrizioni

che ti accorgi essere nate

dalle idee altrui.

Ti rendi conto che

ogni passo che fai

lo fai perché decidi di farlo,

e non perché ti obbligano gli altri.

Quante volte ci hanno detto

che vestiti così non andiamo bene,

che il nostro aspetto è sbagliato,

che non capiamo gli altri,

che gli altri non capiscono noi.

Ci è stato detto di cambiare.

Solo se vogliamo, però,

solo se ne sentiamo il bisogno,

possiamo cambiare davvero,

modificare noi stessi,

smussare gli angoli

della nostra personalità

che magari è sempre stata

un po’ acerba per gli altri.

Mi hanno detto mille volte

quanto io non fossi in forma,

quanto il mio carattere fosse fastidioso,

quanto acuta fosse la mia voce.

Ci ho sempre sofferto,

perché vedevo tutto questo

come un giudizio

che definiva me stessa,

ed io ci credevo.

Poi qualcosa è accaduto.

Ho reso la mia vita una sfida.

Non contro gli altri,

ma contro me stessa.

Perché volevo dimostrare

a me, prima che agli altri,

che non sono così brutta,

non sono così irascibile,

non sono così strana.

Allora ci ho lavorato.

A modo mio,

ma l’ho fatto.

Dove sono ora?

Lontano.

Ho la scorza dura, adesso.

Mi guardo allo specchio

e so di essermi guadagnata

quello sguardo fiero

che vedo lì riflesso.

Mi vesto come voglio

ed esco con chi voglio,

senza sentirmi giudicata,

perché se paio strana,

quelli monotoni sono loro.

Mi sforzo a fare spallucce

davanti agli sguardi,

mi diverto a saltare

quando tutti stanno fermi,

sono fiera di parlare

quando nessuno ne ha il coraggio.

Non può essere strano

chi è in pace con se stesso.

Certo, non sono sempre felice,

ma l’idea che io

stia conquistando consapevolezza

e stia alzando la testa,

mi rende fortissima,

coraggiosa oltre ogni limite.

Ho preso le redini

della mia vita e,

per quanta strada manchi,

io mi sento vittoriosa,

la numero uno.

Perché se potessi parlare

alla me di qualche anno fa,

lei non crederebbe ad una parola,

ed è questo che io chiamo

rivalsa.

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