Ballare

Le luci lampeggianti di mille colori ruotano per terra, sulle pareti, sulle teste di tutte quelle persone che ora saltano, piroettano, si muovono a tempo di musica sulla pista da ballo. La musica è così alta da far vibrare la cassa toracica dei temerari vicini alle casse, è così forte da inghiottire ogni parola e discorso, sormontandoli di note e parole, vibrazioni, basi audacemente elaborate, ritornelli ascoltati e riascoltati.

Alcuni vengono vinti dalla timidezza e stanno di lato, vicino ad un tavolo, davanti al bancone o contro una parete, con un bicchiere in mano e gli occhi sulla folla, che pare un campo di grano che ondeggia sospinto dal vento. Alcuni provano a convincerli a buttarsi nella mischia, mentre li tirano per un braccio verso la pista da ballo, ma la risposta è sempre la stessa: paralizzati, scuotono la testa e bevono un sorso di cocktail. Chissà, magari da soli a casa si scatenano come se fossero in un video musicale, ma davanti a tutti proprio non ce la fanno. Oppure, ballare non fa semplicemente per loro.

In mezzo alla folla, ci sono quelli che vivono in un mondo tutto loro: ad occhi chiusi, si scatenano come se non ci fosse nessuno intorno, ballano senza sosta come se fosse l’unico modo di respirare e restare in vita, con le braccia tese verso il soffitto che ondeggiano a tempo, muovendosi a tempo col corpo, senza badare agli sguardi dei curiosi, degli invidiosi. Il tempo non scorre, non sorgerà mai il sole, finché loro hanno la forza di ballare e la voglia di gridare: “Mettine un’altra, DJ!”.

Ballano a tempo anche coloro che aspettano una settimana intera per agghindarsi, farsi belli e dare il meglio di sé in pista. Sfoderano le mosse migliori, i passi più audaci e un po’ si mettono in mostra, come un cigno che sfila al centro del lago. Alcuni sono in cerca di un’avventura, altri di un nuovo amico, altri ancora vorrebbero semplicemente far colpo su qualcuno solo per sentirsi meglio con se stessi.

La notte continua tra cocktail, risate, parole urlate nell’orecchio dell’amico per sovrastare la musica, pause sigaretta, nuove conoscenze, baci rubati al buio, corse in bagno maledicendosi per aver bevuto troppo. Fuori da qui, il mondo sembra non esistere, quasi come se fosse l’ultima notte sulla terra, come se una volta fuori si morisse per sempre. Quante emozioni, quanti attimi fugaci che iniziano e finiscono chiudendo gli occhi nella folla, saltando a tempo, muovendosi come anguille in mezzo agli altri.

Dall’altro lato della città, una ragazza cammina in silenzio in mezzo ad un parco, su di un sentiero illuminato da pochi lampioni, di cui alcuni neanche funzionano più. Non sente musica, non vede centinaia di persone intorno a lei, non suda in mezzo alla folla, non deve urlare per farsi sentire. Cammina da sola, con lo sguardo che vaga nell’ambiente circostante, arrampicandosi sul tronco di un grande albero fino alla punta della sua chioma, saltando sulle panchine lungo la strada, strisciando tra l’erba bagnata d’umidità, fino a tornare sulla punta dei propri piedi.

Nella sua testa, scorrono solo i passi di danza che ha appena finito di provare, sudando fino all’ultima goccia di sudore, rialzandosi dopo ogni rovinosa caduta, con i piedi e le gambe ormai doloranti e ricoperti di lividi. In quel piccolo seminterrato, è da anni che costruisce il proprio futuro, come in un film, senza rinunciarci mai, senza gettare la spugna, anche dopo tanti sacrifici e sofferenza.

Quante ore ha passato da sola, oltre l’orario delle lezioni, a provare e riprovare, come se anche quello fosse l’unico modo di respirare. Ogni giorno punta sempre più in alto, anche quando le gambe non reggono più, anche se non imparerà mai a volare. Quando balla, però, si vede già nelle grandi piazze d’Europa, col proprio gruppo, a ballare sconvolgendo i passanti. Poi si vede qualche anno dopo, nella propria scuola di ballo, ad insegnare ai giovani motivati come lei, dopo aver girato il mondo ballando, lavorando a spettacoli strabilianti, che lasciano senza parole chi vi assiste.

Prosegue la sua passeggiata, tenendosi una mano su di una coscia, dove poco tempo prima è caduta in un rumoroso tonfo sul terreno freddo della stanza. Pensa a tutte le ore passate a provare, migliorarsi, con una costanza che nessuno ha alla sua età.

Lei si sente un pesce fuor d’acqua, in mezzo ai suoi coetanei. Tutti gli altri sono così demotivati, senza ambizioni né sogni, senza qualcosa per cui lottare, anche se fa male, anche se distrugge la mente ed il corpo. Si lasciano trasportare dalla corrente, ovunque essa vada. Vorrebbe tanto poter insegnare agli altri la dedizione, la forza d’animo, la voglia di credere nei propri sogni.

Cammina e finalmente arriva alla sua panchina preferita, quella su cui si siede ogni volta che finisce di provare e torna a casa. Così finalmente si ferma e si lascia cadere su quelle quattro assi rovinate dal tempo, appoggia lo zainetto al suo fianco e ne estrae degli auricolari. Butta la testa indietro, si infila le cuffie e fa partire la musica. Ad occhi chiusi, si lascia trasportare dalle note delle sue canzoni preferite, che non le fanno pensare ad altro se non ai colori della felicità. La stanchezza e i dolori sembrano svanire, in questo momento surreale. Niente e nessuno può rovinarle questi attimi di spensieratezza, di tranquillità. Non desidera altro: non vuole compagnia, non vuole parlare, non vuole muoversi. Ancora qualche minuto e tutto tonerà come prima, come è sempre stato e sarà.

La sua pausa dura poco e la mezzanotte è già passata: la luna piena stanotte le illumina gli occhi scuri, la pelle ambrata e lo zainetto bianco. Quasi non vorrebbe alzarsi, questa volta: vorrebbe andare all’avventura e provare qualcosa di nuovo, vivere una notte indimenticabile, che finirà come nulla fosse con le prime luci dell’alba. Tutto poi, tornerà come prima.

Anche domani, però, deve provare fino a tardi per il suo grande sogno. Allora si chiede: “Cos’è meglio, vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, o vivere ogni giorno lavorando per avere la vita dei propri sogni?”. Pare indecisa, mentre si sfila gli auricolari e si prepara a tornare a casa. I suoi pensieri vanno ora a tutti quei coetanei demotivati che ora stanno ballando in una discoteca: “E se fosse quella la vera felicità?” si chiede, sentendosi quasi in colpa per pensare una cosa del genere.

Nella sua testa, stanotte numerosi pensieri la confonderanno, mentre si rigirerà nel letto con la voglia di scappare per vivere una notte indimenticabile, con qualcuno appena conosciuto, che sparisca per sempre la mattina dopo, come se nulla fosse mai successo.

Non preoccuparti, ragazza, fai ciò che ti fa sentire realizzata. Lotta, lavora e costruisciti un futuro brillante, ma non dimenticarti che sono quei momenti irripetibili a nutrire la nostra anima. Sono le avventure, le decisioni prese all’ultimo minuto a farci sentire vivi davvero.

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