Una melodia

Il cielo è ricoperto di nuvole. Il suo grigiore pallido si riversa sulle case, sulle strade e sulle persone che passeggiano. Emana una luce così chiara e potente che alcuni socchiudono gli occhi in strette feritoie di carne. L’aria è fresca ma è meglio coprirsi: è un clima del genere che fa ammalare di soppiatto, passando inosservato.

Un anziano signore sta seduto nel proprio giardino, sfidando il clima e l’età che gli pesa sulla schiena, incurvata in una leggera gobba. Nei suoi occhi si riflettono i nuvoloni pallidi che ricoprono il cielo, le valli in lontananza e l’erba appena tagliata del giardino. Il signore fischietta una melodia sempre uguale, sempre la stessa da anni, in un rituale surreale che anche i vicini di casa ormai conoscono da tempo.

Il vasto giardino ospita anche alcuni animali, tra cui il suo fidato cane ormai anziano. Lo spelacchiato San Bernardo, infatti, imita il padrone e siede al suo fianco. Forse si domanda il motivo di quella contemplazione infinita e di quella melodia ripetitiva, o magari segue il suo padrone in tutto quello che fa senza chiedersene il motivo.

I due compagni di vita siedono in silenzio, con il vento tagliente che piano piano diventa sempre più brusco. Il cane si raggomitola su se stesso, coprendosi con la coda le zampe magre. Il signore si stringe un po’ nel golf datato e si sfrega le mani una contro l’altra. Mentre la sua melodia continua a colorare l’aria di note, qualche gocciolina di pioggia cade dal cielo. Inizia una pioggia leggera, impercettibile, di quelle per cui non vale la pena aprire l’ombrello. L’anziano cane, dopo qualche goccia di troppo, si alza ed abbaia: avvisa il padrone distratto che è ora di rincasare. Il signore, però, sembra non sentirlo.

Dopo qualche minuto di imperterriti latrati, fa capolino dalla porta di casa una signora: è bassa, minuta, con i capelli argentati raccolti in una disordinata coda di cavallo, tenuta insieme con alcune forcine scolorite. Freddolosa com’è, indossa una lunga vestaglia e una giacca ormai sgualcita, sormontata da una sciarpa indossata come una coperta sulle spalle.

L’anziana signora si dirige verso il marito e gli afferra la mano: “Dai ninì, vieni dentro.”. Dopo aver insistito due o tre volte, il marito smette di fischiettare e si gira lentamente verso di lei: ora la vede. Non ha uno sguardo perso in viso, come ci si potrebbe aspettare, ma la guarda con gli occhi di un bambino. Chi li conosce si chiede se lui sappia ancora il suo nome, o la riconosca solo dagli occhi verdi di cui si innamorò dopo la guerra.

I due coniugi, infatti, si conobbero in piazza, assieme a tanti altri ragazzini come loro, quando finalmente si poteva passeggiare per il paese senza temere per la propria vita. Lui era di una bellezza mozzafiato e lei se ne innamorò subito. All’epoca era semplice: non servivano anni per capire di amarsi o meno, ma bastava il benestare delle famiglie. Così fu, ed i due si sposarono appena ventenni. Sono sempre stati semplici, ed hanno vissuto una vita senza troppe pretese. Lui sistemava il giardino e curava gli animali, mentre lei teneva in ordine la casa e si assicurava di cucinare i piatti preferiti del marito.

Quanti anni sono passati, dietro al recinto di ferro della casina bianca. Quanti animali sono nati, cresciuti e morti tra l’erba di quel giardino. Quante stagioni si sono rincorse sulle spalle di entrambi. Ora resta il ricordo di tutte le esperienza vissute assieme, nel loro piccolo, ed ogni giorno è un dono.

L’anziano signore si alza finalmente dalla sua seggiolina da giardino e, seguito dal vecchierello peloso, entra in casa. La moglie gli sfila il golf e lo sostituisce con una camicia in flanella, e lo mette a sedere in salotto. Ogni movimento, pare aria. Il signore infatti non parla e non la guarda, ma tiene gli occhi fissi di fronte a sé, lasciandosi scappare ogni tanto una breve melodia fischiettata. Il cane anziano ora siede vicino a lui ai piedi del divano, in silenzio, come se fosse il suo angelo custode.

La moglie, stanca, prepara la tavola in silenzio, toccandosi ogni tanto la schiena dolorante e tirando qualche occhiata al marito per controllarlo. Sono anni ormai che non sente più la sua voce. Sono anni ormai che lei tiene stretti a sé i loro ricordi e la loro storia, diventando la custode di una vita intera passata insieme. A volte la solitudine prevale e anche lei perde la parola, ma poi si ricorda della persona che ama e che ha sempre amato. Cos’è un lungo silenzio di fronte ad un sentimento così forte? L’anziana moglie non si lascia abbattere e vive per entrambi, con la speranza che, almeno dopo la morte, lui possa ricordarsi le parole delle canzoni della loro gioventù, di cui ora fischietta solo le note.

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