Quando chiudo gli occhi

Il buio prende forma. Prima è una sagoma, poi diventa realtà: una farfalla dalle ali variopinte vola da una pianta all’altra, appoggiandosi sulle foglie più verdi di ognuna, ed io la seguo con gli occhi. C’è una brezza leggera che smuove l’erba verde del prato, ancora bagnata di rugiada dalla notte appena trascorsa. Il sole infatti è da poco sorto e illumina il giardino. Sono a piedi nudi e sento quasi le formiche camminarmi sulla pelle.

Guardo in basso: l’erba si allunga in fretta inghiottendomi le gambe fino al ginocchio e subito appassisce, piegandosi su se stessa. La farfalla, il giardino rigoglioso e le piante spariscono e resta solo un pavimento di cemento scuro, ricoperto di disegni colorati, fatti forse con del gesso. Ecco che un bambino vi allunga la sua manina e con le dita ne sfuma le forme, insistentemente, fino a coprire il cemento di colori.

Si alza una nube polverosa di colore e starnutisco. Riapro gli occhi su un giardino in fiore, al cui centro sta una donna, sdraiata su un lettino da spiaggia. Tiene gli occhi chiusi ed ha il viso rivolto verso l’alto, indossa un costume scuro con decorazioni in paillettes che il sole fa luccicare di tantissimi colori. Due grossi nuvoloni si fanno strada tra il cielo limpido e coprono il sole: inizia una pioggia torrenziale. La donna resta immobile, sembra non percepire neanche il freddo che ora congela il giardino. La sua pelle inzuppata inizia prima a gocciolare e si scioglie poi, in uno spettacolo tremendo di carne e sangue. Non resta più nulla, ormai, ed il vento inizia a fischiare.

Mi sollevo improvvisamente in volo, spostata dall’aria fredda che mi fa venire la pelle d’oca su tutto il corpo, e vedo dall’alto radure immense, piene di animali ed uomini che lavorano la terra, con la schiena ricurva e gli attrezzi pesanti nelle mani callose. Vedo anche un campanile di mattoni rossi e provo ad avvicinarmici, muovendo le braccia e le gambe come se stessi nuotando. Finalmente lo raggiungo, all’altezza delle due grosse campane di bronzo luccicante. Dal balconcino bianco in quel punto, un piccolo uomo mi guarda, con due grandi occhi di vetro. Mi scruta e solleva le sopracciglia, piegandole in un’espressione sorpresa, ed all’improvviso mi mostra due lunghi denti arcuati e mi soffia, tirando fuori dalla bocca mostruosa una lunga lingua biforcuta.

Mi spavento ed improvvisamente precipito verso il terreno erboso sotto di me, provando ad urlare. La voce mi muore in gola ed in un secondo il mio corpo si schianta sulla superficie increspata dell’acqua: sono viva! Subito mi accorgo di poter respirare: apro la bocca e provo a parlare, ma di nuovo senza successo alcuno. Nuoto, mentre una corrente tiepida mi sospinge in avanti. Spinta da un’immensa curiosità, nuoto verso il basso, giù verso l’ignoto. Ho paura ma non resisto. Dal profondo buio marino appare una gigantesca orca: nuota verso di me ad una grande velocità e mi spinge così lontana. Mi ritrovo in un attimo su una spiaggia di sabbia nera, con le onde che sfiorano la battigia ed il mio corpo.

Il cielo non è più azzurro ma viola, ed una immensa nuvola scura capeggia al centro di esso. Sembra che stia per piovere, ma non vi sono altre nuvole e l’aria è calda. Mentre osservo questo spettacolo surreale, vedo il nuvolone scuro diventare sempre più grande: mi sta precipitando addosso! Provo a scappare da lì ma è semplicemente troppo grande e, nonostante io stia correndo, resto ferma sul posto, incatenata al terreno, ed il gigante macigno mi colpisce, con un forte frastuono.

Perdo i sensi. Riapro gli occhi su una valle in piena primavera. Il cielo è turchino ed alcune nuvole di zucchero filato ondeggiano all’orizzonte, gli uccellini cinguettano e le chiome verdi degli alberi danzano mosse dal vento. All’improvviso, in lontananza vedo una gigantesca esplosione: il fuoco si dirama in fretta per tutta la vale, come una macchia d’olio. Provo a correre ma inciampo in una radice e precipito dentro ad un buco, nel buio più profondo.

Cado, cado per metri mentre i miei occhi non vedono altro che nero. Finalmente la mia schiena tocca il fondo e attorno a me c’è la mia stanza, ed io sono sdraiata nel mio letto. Era solo un sogno!

Eppure quella figura scura in piedi sull’uscio della stanza mi fa pensare di non essermi ancora svegliata. Oppure sì?

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