Voglia di libertà

La mattina all’alba è già sveglia e scalpita davanti alla porta in attesa che si apra. La notte è appena passata tra quattro pareti mentre fuori il mondo viveva al massimo del suo splendore: le stelle illuminavano il cielo scuro e la brezza notturna sferzava le chiome degli alberi in un canto lontano simile ad una ninna nanna. Gli animali notturni con i loro versi arricchivano la naturale melodia mentre lei, sdraiata sul divano con gli occhi aperti, desiderava essere lì fuori a viversi la natura.

Le prime luci del mattino entrano dalla finestra della piccola cucina, ed ecco che lei si sveglia dal suo breve pisolino e si stiracchia, con la schiena incurvata e gli occhi arricciati in un grosso sbadiglio. Trotterella quindi verso la porta, nel rito quotidiano che da 7 anni ormai la accompagna. Si siede lì, in attesa, con la speranza che, per un motivo o per l’altro, la porta si apra prima del solito e lei possa schizzare fuori, per godersi le ultime note di melodia notturna.

Quando l’attesa diventa ai suoi occhi interminabile, ecco che dall’altro lato della porta si sente uno strascicare di ciabatte sulle mattonelle del pavimento. Il cuore all’improvviso le inizia a battere a mille e freme così tanto da non riuscire a stare seduta: si alza ed inizia a girare su se stessa, come quando si pensa a qualcosa di importante, e conta i secondi che la separano da quel breve movimento della maniglia.

La porta dopo pochi secondi si spalanca, ed appare in cima alle scale quella che ai suoi occhi è la regina di tutto il mondo, la donna più gentile che possa esistere, quella più premurosa e saggia. Ora freme d’emozione, con gli occhi spalancati che osservano la sfilata di quell’angelo lungo gli scalini altissimi. Finalmente la donna arriva in fondo alle scale e la guarda con amore negli occhi, con l’affetto di una madre che culla il proprio bambino al petto per la prima volta.

Lei è ormai impaziente, mentre scalpita in attesa di vedere quel portone in legno pesante aprirsi sul mondo esterno. Inizia dunque a seguire la donna per le stanze, dalla cucina al bagno, standole sempre affianco alle gambe stanche, mentre lei le ripete di avere un attimo di pazienza. Ma di pazienza non ce n’è più! Dopo tutta la notte passata a desiderare di uscire a godersi la natura, tra un breve pisolino ed una dormita di diverse ore, tra una passeggiata sul pavimento fresco e qualche momento di contemplazione sul divano, ora di pazienza non ce n’è proprio più.

Passano pochi minuti, ed il dramma che fa lei tutte le mattine sembra svanire nell’esatto momento in cui la donna infila le chiavi nella grossa serratura del portone, le fa girare tre volte con un forte rumore metallico e d’ingranaggi, ed appoggia infine la mano sulla maniglia. Quasi come se volesse farle uno scherzo, la donna gentile le lancia un ultimo sguardo, come a volerle dire “Sei pronta?”. La piccola interlocutrice la guarda, esausta, e le fa capire di voler uscire. Basta con gli scherzi!

Finalmente la dolce donna fa muovere la maniglia e il portone si apre con un rumore sordo. Libertà, libertà! Come prima cosa, lei sorpassa l’uscio e si siede sul marciapiede che si affaccia sul giardino ancora umido di rugiada. Il vento è ancora fresco, le chiome degli alberi si muovono dolcemente e le margherite iniziano a schiudersi dal sonno notturno. Inspira profondamente: la notte le era parsa infinita, come sempre, ed essere ora seduta davanti ad una così grande bellezza le pare impossibile.

La natura all’alba sembra surreale: il silenzio che inonda la casa, il giardino, il paese e la valle lì di fronte è dolce, ammaliante, sembra un canto di sirena, ma non conduce a nessuna fine orribile. L’emozione è tanta: la contemplazione del mondo è ora conclusa e, dopo essersi stiracchiata nuovamente, si lancia in una corsa in mezzo all’erba, sparendo tra i sentieri piastrellati del giardino.

Oggi mi sveglio presto: avrò qualcosa per la testa, forse, o è la luce fuori già troppo forte? Eppure è appena iniziato il giorno ed il sole è sorto da poco, mentre io dovrei essere stanca, troppo stanca per essere sveglia ora. I miei occhi, però, stanno aperti, e ad esser sincera nemmeno ho voglia di rimettermi a dormire.

Allora mi alzo: oggi farò qualcosa di più produttivo di ieri. Tiro la pesante tenda scura da un lato della finestra ed osservo fuori: vedo l’erba verde del giardino, il paese e la valle qui di fronte. Guardo l’ora sul mio cellulare: sono appena le 7 del mattino. Sarà forse un segno, essere sveglia così presto? Non saprei.

Esco dalla mia stanza e scendo le scale. Una volta arrivata in fondo, la mia nonnina mattiniera fa capolino dalla porta della cucina e, stupita, mi chiede: “Cosa ci fai sveglia a quest’ora?”. L’unica risposta sensata che mi sento di darle è: “Non saprei, so solo che non mi va di rimettermi a dormire.”. Lei allora mi sorride, sparisce dietro la porta e riappare dopo poco con una brioche in mano: “Beh, allora fai colazione.”. Come rifiutare! Una brioche alla marmellata è sempre la scelta migliore, lei lo sa.

Mentre siamo sedute al tavolo a mangiare, lei con un caffè ed una brioche, ed io con un bicchiere di succo ed un’altra brioche, mi guardo attorno: “Dov’è la gatta?” le chiedo. “Stamattina era particolarmente impaziente di uscire. Si è messa a correre come una pazza in giardino pochi minuti prima che tu scendessi.” mi risponde lei, con un dolce sorriso in viso.

Finisco in fretta la mia colazione e mi affaccio dal portone in legno: eccola lì, già stanca. La gattina tonda se ne sta comoda comoda, stesa tra l’erba fresca a pancia in su. Allungo la mano verso di lei, per accarezzarle il musetto dolce, e lei – stranamente – si lascia coccolare bene bene. Mi siedo sul marciapiede fuori dal portone e la guardo: è così bella e libera.

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