Ansia

La mia camera, immersa nel silenzio, diventa per me un patibolo. La mia bocca non si apre e non emette suono, ma qualcosa dentro di me si sta facendo strada, con prepotenza, per poter conquistare la mia pace e trasformarla in un incubo. Non vorrei lasciarmi andare all’amarezza, alla paura, ma questa sensazione mi si arrampica intorno allo stomaco e scala verso l’alto tutto il mio corpo, con la ferocia di una bestia affamata. Il buio mi avvolge piano piano e con i suoi lunghi artigli d’avorio mi dilania la carne. Mille voci mi urlano che tutto questo dolore non è reale, mentre altre mille mi sussurrano che morirò dimenticata da me stessa. Questi sibili malvagi inondano la stanza e con avidità si aggrappano alle mie ossa, mentre nulla se non il buio più tremendo mi riempie la vista.

Eppure è maggio e oggi il sole splende, stupendo. Chissà cosa mi ha fatta così disperata, senza capirne il motivo ma vivendone ogni brivido, ogni minuto interminabile. Temo per me stessa, chiedendomi dove e come andrà a finire questo viaggio all’inferno. Le sue fiamme mi incendiano il ventre in un gigantesco focolare e la cenere che si alza in aria è solo un polveraio di dubbi che mi riempiono la testa, fino a strapparmi la ragione. Ora infatti non riconosco nemmeno più le pareti della stanza, che posso solo toccare, perché i miei occhi sanguinano sale e si gonfiano sempre di più, tanto che ho paura di perdere la vista.

Sento tuoni in lontananza, che a grandi passi si avvicinano per rapirmi e portarmi via per sempre. Vi prego, lasciatemi qui, permettetemi di morire nel mio letto.

Il cielo è blu, però, neanche una nuvola lo sporca di bianco e stormi di uccelli si divertono a volteggiare sopra i tetti delle case. Allora com’è possibile che sento un violento e feroce temporale avvicinarsi? Sto forse impazzendo, o prevedo il futuro?

Ti prego, buio, lasciami in pace. Questi sibili crudeli ti seguono ovunque, fin dentro la mia testa, e io mi sento consumarmi poco a poco. Non voglio la tua cattiveria, non voglio cedere alla tua malvagità che mi condiziona e mi fa credere al falso.

Mi tappo le orecchie, sperando che questa follia si arresti, che svanisca esattamente come è iniziata. Scuoto la testa, ancora e ancora, provando ad ignorare questo incubo. I sussurri non si interrompono, i tuoni sono ormai fuori dalla mia finestra, il buio si infittisce e mi stringe forte fino a inghiottirmi del tutto.

Basta!

Urlo.

Un grande silenzio seguito da un rumore improvviso, una voce dolce, una mano sulla spalla.

All’improvviso la primavera scivola nella stanza e riapro gli occhi su un sorriso: va tutto bene, lui è qui.

Gli occhi ora mi s’inzuppano, ma presto rideranno e splenderanno di luce.

Sono sopravvissuta.

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