Ansia

La mia camera, immersa nel silenzio, diventa per me un patibolo. La mia bocca non si apre e non emette suono, ma qualcosa dentro di me si sta facendo strada, con prepotenza, per poter conquistare la mia pace e trasformarla in un incubo. Non vorrei lasciarmi andare all’amarezza, alla paura, ma questa sensazione mi si arrampica intorno allo stomaco e scala verso l’alto tutto il mio corpo, con la ferocia di una bestia affamata.

Il buio mi inghiottisce piano piano e con i suoi lunghi artigli d’avorio mi dilania la carne; mille voci mi urlano che non è vero, altre mille mi sussurrano che perirò dimenticata anche da me stessa. Questi sibili malvagi inondano la stanza e con avidità si aggrappano alle mie ossa, mentre nulla se non il buio più nero mi riempe la vista.

Eppure è primavera inoltrata ed io so che il sole splende alto in cielo, scaldando i tetti delle case, l’erba dei giardini, le piante sui balconi. Chissà cosa mi ha fatta così disperata. Senza capirne il motivo, vivo ogni brivido, ogni minuto di disperazione che pare interminabile.

Temo ora per me stessa, chiedendomi dove e come andrà a finire questo viaggio all’inferno, con le fiamme che mi incendiano il ventre in un enorme focolare, da cui nascono i milioni di dubbi che ora mi riempono la testa, fino a strapparmi la ragione.

Ora infatti non riconosco nemmeno più le pareti della stanza che posso solo toccare, perché i miei occhi sanguinano sale e si gonfiano sempre di più, tanto che ho paura di perdere la vista per sempre.

Sento tuoni in lontananza, che a grandi passi si avvicinano per catturarmi e portarmi via per sempre. Vi prego, lasciatemi qui, permettetemi di consumarmi come una candela e morire nel mio letto.

Il cielo è blu, però, e neanche una nuvola lo sporca di bianco, e stormi di uccelli volteggiano in precise coreografie sopra i tetti. O almeno era così, prima che l’oscurità scendesse sui miei occhi. Allora com’è possibile che sento un violento e feroce temporale avvicinarsi alla mia finestra? Sto forse impazzendo, o prevedo il futuro?

Ti prego, buio, lasciami in pace. Questi sibili tuoi figli ti seguono ovunque, fin dentro la mia testa, e si fanno strada sgomitando tra le voci che cercano di difendermi, di farmi tornare alla realtà, ma senza successo. Non voglio le tue cattiverie, non voglio cedere alla tua malvagità, che mi condiziona e mi fa credere al falso, che ora però mi sembra così vero.

Mi tappo le orecchie, sperando che questa follia si arresti, che svanisca esattamente come è iniziata. I tuoni fuori si fanno sempre più vividi e, come bombe sganciate da sopra le nuvole, creano scompiglio nella mia testa, fino a farmi percepire le vibrazioni di un palazzo che crolla in mille pezzi, le urla di chi perirà sotto quelle macerie ardenti, la polvere che si alzerà fino ad oscurare il sole.

Scuoto la testa, ancora e ancora, provando ad ignorare questo incubo. I sibili però continuano, i tuoni ormai sono fuori dalla mia finestra, il buio si intensifica e mi stringe forte in una morsa di dolore, che mi prende il cuore e me lo trascina in gola, per farmi sentire ogni suo battito accelerato.

Basta! Urlo.

Il silenzio e poi un rumore, all’improvviso, una voce dolce, una mano sulla mia spalla. Riapro gli occhi su un sorriso: va tutto bene, lui è qui. La primavera piano piano scivola nella mia camera e nei miei occhi, trasformando i tuoni in cinguettio di uccelli, le ceneri e le urla nel profumo dei petali freschi, pulendo il cielo ed illuminandolo di vita. Mi sembra tutto così speciale, mi sento rinata.

Gli occhi ora mi si inzuppano, ma tra poco torneranno a ridere e splenderanno di luce di giugno, perché so di essere sopravvissuta, ancora una volta, a me stessa.

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