Un libro di 800 pagine

Io ti conosco sai?

So riconoscere il tuo sorriso smorzato dai pensieri che cadono su di te e ti sommergono, come un manto di neve ricopre l’erba verde ad aprile. Ti congeli.

Vedo le tue mani incrociarsi a riflettere sul tuo petto, nel silenzio della stanza, nel silenzio della tua testa. Stai immobile, con lo sguardo fisso oltre le pareti, oltre le barriere del mondo, della mente.

Hai gli occhi grandi e mi ci perdo, sai? Vedo in quelle sfumature di mille colori qualcosa di unico. A volte, però, non si illuminano come dovrebbero fare a questa età: sono gli stessi occhi che spesso si intristiscono e piangono, a dirotto. Ed io resto muta davanti a un tale spettacolo di bufera, e temo di sbagliare ad allungare la mia mano sulla tua spalla, per consolarti.

Hai un cuore d’oro. Un cuore grande in cui mi perdo volentieri, tra i ricordi che abbiamo vissuto assieme e tutte le riflessioni che solo tu sai fare, perché hai una mente sempre in movimento, che mai si stanca, anche se spesso pensare fa male, fa contorcere l’anima nel profondo delle viscere.

Mi chiedo, ogni tanto, cosa significhi per te sorridere. Perché tu dai una definizione tutta tua ad ogni cosa, perché ai tuoi occhi un sorriso non è una semplice incurvatura della bocca, ma un’espressione di serenità, che spesso, però, può velare anche un grande malessere. Tu analizzi ogni cosa con l’attenzione di uno scienziato, cercando la definizione più adatta, la risposta migliore alle tue domande. Ma quando mai le hai trovate?

Rifletti, sempre, a lungo, nel silenzio agghiacciante del tuo sguardo che fissa un punto, quasi a volerlo spogliare dalla sua fisicità e farlo diventare astratto, un miraggio che in realtà non esiste. E così hai vinto. Hai perforato il mondo con le urla dei tuoi pensieri che solo i più attenti sanno decifrare, ascoltare. Quello che prima osservavi, senza un motivo, solo per dare uno sfondo alle tue riflessioni, ora è diventato polvere e tu fluttui in solitudine nell’aria stanca.

I tuoi silenzi spesso mi incuriosiscono. Sembri una statua, pronta a muoversi appena qualcuno la tocca. Ho sempre il timore di interrompere qualcosa, di dire la parola sbagliata. Lo so che le nostre anime si somigliano, lo so che abbiamo più in comune di quanto ci sembri, ma io in pubblico non riesco a chiudermi a riccio, cacciare tutti per un attimo, perché ho paura degli occhi che mi osserverebbero curiosi; così scelgo le risate, le battute, il trambusto di una storia. Tu invece hai bisogno di parlarti, hai bisogno di tempo per mettere pace ai tuoi pensieri, e ogni momento è buono, non importa il resto. Vorrei essere come te.

Unici sono il tuo sorriso e la tua mano sempre pronta ad aiutarmi, le tue parole non di conforto, ma di riflessione. Ti differenzi da tutti gli altri: non mi dai ragione, mi fai ragionare. E il più delle volte, mi spazzi via la negatività, mostrandomi tutte le altre chiavi di lettura che prima non vedevo. Può sembrare buffo, ma sei il foglietto di istruzioni che mi mancava, che ora mi aiuta ad affrontare la vita.

Io ti conosco. Sei uno di quei libri di 800 pagine che nessuno ha voglia di leggere, perché sembrano troppo lunghi, complicati, pesanti, ma che nascondono un intero mondo dentro. Io ti ho letto, in tutti questi anni. Piano piano, pagina dopo pagina, ho imparato a conoscerti, so riconoscere quando devo darti spazio e quando invece hai bisogno di un abbraccio, anche se non lo ammetti mai.

Alla fine siamo due fiori uguali, cresciuti in due punti diversi dello stesso giardino.

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